Equinozio di primavera al monastero

 

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Solstizi ed equinozi sono date molto speciali.

Benché l’astronomia insegni che il moto apparente del sole sia dovuto all’inclinazione dell’asse terrestre e al suo moto di rivoluzione, da millenni l’uomo ne ha divinizzato gli spostamenti per dare spettacolo e suggestionare.

La cultura medievale, in particolare, incentrava la costruzione sacra su un forte simbolismo mistico.

La scelta del luogo, delle proporzione degli spazi e delle cubature, della dislocazione di finestre e colonne… era realizzata secondo osservazioni e calcoli matematici e astronomici per esprimere simbolicamente la funzione liturgica del culto.

Competenze tecno-scientifiche che si combinavano ad un naturale approccio sacro all’edificazione: i costruttori dell’epoca, timorati di Dio e conoscitori delle sacre scritture, erano portati ad assecondare i dettami teologici che individuavano il volere divino nella codificazione dei numeri intrinseci ai fenomeni celesti.

Così è per il monastero basiliano di S. Maria Annunziata di Badia (Mandanici).

Nel giorno dell’equinozio di primavera, tra le ore 16.55 e 17.15,  per 20 minuti l’anno, il sole sprigiona una  sorgente di energia che si riversa nella chiesa in una interazione mistica tra scienza e fede.

 

Concepita perché la rappresentazione del divino irrompa nella sfera umana, la posizione della finestra della facciata centrale, permette che l’allineamento astronomico illumini il presbiterio e provochi l’irraggiamento del quadro dell’ Annunciazione posto sulla parete di fondo della navata.

Dove la luce simboleggia la salvezza, il sole divino genera sé stesso nel verginale concepimento. Ma non solo!

Il significato metaforico è notevole. L’ incarnazione come annuncio della nascita totale, i nove mesi come gravidanza cosmica che prepara il creato, Maria come terra ricettiva che partorisce il Mondo, la luce di marzo come atto creativo supremo…

Qualunque sia la propria credenza, la primavera è il periodo in cui la luce trionfa sul buio e sulla morte. Il ritorno alla vita, il risveglio, la rinascita sono il cardine attorno al quale tutta la storia ruota; come a ricordare che le stagioni passano e tutto cambia…        “Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus”, Virgilio dixit!

Giò Interdonato

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Mare d’inverno

Oggi scrivo due righe per descrivere,senza pretese poetiche, quello che il mare riesce a trasmettermi.

Premetto che le mie origini creano in me un entusiasmo quasi fanciullesco alla vista del mare in genere, figurarsi se in inverno si ha la possibilità di osservare il mare agitato.

Intanto la corsa a prendere la macchina fotografica per fissare in modo indelebile il momento, l’attimo….

Poi si passa all’azione, si scende in spiaggia e già i primi schizzi ti investono, il vento prova a spostarti, provi a mettere a fuoco ma sposti l’occhio e sei distratto da una, due, dieci, onde che si susseguono e creano scenari favolosi.

In ogni onda vedi qualcosa, immagini pensi e scatti.

Non finiresti mai…

‘A Putia delle anticaglie

 

Accade spesso che tra passato e presente si crei una frattura che porti a pensare come se si fosse ripetutamente nell’oggi.

 Con l’aspirazione ad un’illusoria immortalità, ogni epoca sfida il tempo con la consistenza degli oggetti che, se a livello personale rispecchiano individualità, in senso più generale sono portatori di informazioni storiche: eredità vivente di patrimoni vissuti.

Diventando collezioni le cose, in quanto parti di un mondo a sé, si caricano di qualità supplementari; e nel diverso posizionamento nello spazio, con buono o cattivo gusto, diventano lo sfondo da cui prendono vita le emozioni.

Come in un processo di animazione, quanto più aumentano gli sguardi che vi si posano, tanto più i loro contenuti appaiono vivi e vibranti.

Così è per la putia.

 Il signor Curcuruto è uno di quelli che se lo chiami collezionista, non hai proprio capito chi sia… è un raccoglitore: gode dei suoi oggetti e non ne fa mistero!

Un appassionato e curioso che ha stipato una serie incredibile di arnesi acquistati, trovati e ricevuti; antichi attrezzi agricoli ed artigianali, strumenti di arti e mestieri, attrezzature domestiche per la cucina, l’illuminazione, quadri, oggetti di culto, articoli rari e preziosi quanto comuni e dozzinali di ogni angolo del mondo che ha avuto il piacere di visitare; un accumulo di tanti pezzi omogenei, slegati e confusi: sono vasi, brocche, strumenti bellici, frammenti e reperti d’ogni tipo…

La bottega è concepita perché riporti alla concretezza della realtà domestica; l’acre afrore tipico delle cantine, i mattoni a vista con chiodi sparsi a sostegno di improvvisati ripiani… é l’atmosfera delle migliori cucine storiche!

 Il movente di tutto ciò? La polemica si insinua ed è legittima!

I beni non soddisfano solo i bisogni.

Il Feng Shui sostiene che la stessa disposizione sia rivelatrice della personalità, parli simbolicamente e segretamente di ansie e desideri, di mancanze e di ossessioni…

Eppure, a ben vedere, il fervore che si cela è un impulso che riflette più di una semplice passione…

Tanto l’avaro quanto il collezionista sottraggono alla circolazione l’oggetto del loro desiderio; ma se davvero il desiderio è l’essenza dell’uomo, l’energia vitale che lo anima, lo stato insaturabile e insaziabile, allora ogni raccolta che si rispetti è destinata per sua natura alla stessa inesauribilità; e se desiderare significa sentire la mancanza delle stelle, e le stelle, non si possono né toccare né tanto meno possedere, qual è allora il senso del desiderare?

Che incanto c’è nel collezionare!

Giò Interdonato

https://www.facebook.com/giovanni.curcuruto.1?fref=ts

La Cattedrale liberata

Nel Centro della Sicilia, in Provincia di Enna, sorge Nicosia, mia città d’origine. La storia la vuole nobile poiché sede di 24 Baronie, del Vescovado e del Seminario vescovile. Di certo le radici sono nobili. Di certo tantissime sono le chiese che possono incontrarsi sia all’interno del centro urbano che nel vasto territorio rurale Comunale.

Quello che però oggi mi ha spinto a scrivere sulla mia cittadina è la piacevole vista che ho goduto arrivando nella centrale Piazza Garibaldi. Infatti, sono rimasto piacevolmente impressionato dall’avvenuta liberazione, dopo innumerevoli anni di “carcerazione”, della torre campanaria e del portale principale della Chiesa Cattedrale dedicata a San Nicola di Bari (Co-patrono di Nicosia).

Simbolo della cristianità, la Cattedrale di Nicosia, che al suo interno conserva tra l’altro il Crocifisso dedicato al Padre della Provvidenza, è stata oggetto di lavori di manutenzione che per anni hanno impedito la visibilità complessiva poiché perimetrata da un ponteggio di servizio.

Cosa allora diventa eccezionale al punto da spingermi alla scrittura, io che per natura non sono avvezzo all’entusiasmo facile?

Ecco! La novità, l’eccezionalità, l’entusiasmo, sta nel fatto che in 42 anni non avevo mai avuto la possibilità di osservare e bearmi di tanta bellezza.

Giudicate Voi

Francesco Bonomo

Prospetto lateraleCampanilePorta centraleCrocifissoPanorama rurale

TI TROVI A DUE PASSI DAL PARADISO… E NON LO SAI

A volte basta poco…

Cerchi, esplori, viaggi, scappi…

Poi invece, a pochi chilometri da te, scopri il Paradiso.

Il mare, la collina, i frutti, i fiori, i colori…

Il Paradiso appunto, la Sicilia.

Francesco Bonomo

 

Per maggiori informazioni sul parco suburbano di Buticari potete visitare il sito http://roccabuticarievents.it/ e la pagina facebook  https://www.facebook.com/roccabuticari/?fref=ts

Officina storica siciliana

Ricchezza inestimabile l’identità di un popolo!

Culture, etnie, religioni, lingue differenti… siamo greci, siamo romani, siamo normanni, siamo spagnoli…

Nel comportamento del siciliano c’è tutto un modo d’essere specifico e originale che si giustifica incrociando l’analisi storica e quella geografica.

Crocevia del bacino del Mediterraneo, la Sicilia è stata sempre terra di conquista.

La cronologica sequenza di momenti, poi diventati eventi, vissuti da 14 stirpi di conquistatori i cui suoni, colori, cibi, abitudini… sono stati acquisiti e amalgamati da un popolo che ha forgiato, forse più per stratificazione del tempo che per scelta, un temperamento prismatico e assolutamente contraddittorio.

Le radici dell’autentico animo della gente sicula si trovano in quella specifica cultura tramandata che, nel processo psicologico che porta ogni essere umano a capire chi egli sia, consente l’identificazione.

Il vero problema è la coscienza di tale patrimonio avito!

Riflettere rinvigorisce il pensare; è per questo che abbiamo deciso di portare avanti insieme a Federico Cordua una collaborazione che ha un’importanza capitale: l’identità come eredità.

Federico Cordua è un “archeologo moderno”. “Dispersi dal caos. 30 storie di ordinaria sicilitudine” è il titolo del suo libro, una silloge romanzata di curiosità e aneddoti di siculi eroi talvolta mitizzati, talaltra dimenticati o ghettizzati perché incompresi precursori dei tempi.

Comincia un viaggio (che continuerà di tanto in tanto) su personaggi siciliani cari a chi ne ha minuziosamente approfondito il vissuto ma che sono diventati amabili anche a chi li ha conosciuti leggendo.

Giò Interdonato

 

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L’Art Atelier al numero 4

Se c’è un posto speciale che vale la pena di andare a visitare è proprio questo!

A Castel di Tusa, piccolo borgo marinaro sulla costa tirrenica messinese, sorge l’Art Hotel Atelier sul Mare, unico albergo-museo d’arte contemporanea esistente al mondo, le cui stanze sono aperte al pubblico oltre che per soggiornare anche per essere visitate.

Ideato da Antonio Presti, mecenate “devoto alla bellezza”, la peculiarità del luogo sta nel fatto che alcune delle camere sono state allestite da artisti di fama mondiale, ispirati dall’idea che l’arte vissuta evoca emozioni che danno significato all’opera, facendo del fruitore esso stesso un’opera d’arte.

A partire dalla hall, interamente ricoperta da manifesti autocelebrativi di rassegna stampa nazionale ed internazionale, spostandosi, si passa da una dimensione evocativa all’altra.

Letti che si fanno zattera o ali di uccello, talami che ruotano in torri circolari dal soffitto trasparente; pareti ricoperte di strati di paglia e fango, trafilate di bronzo, scritte come libri o rivestite da frammenti di terracotta sfaccettata ..; corridoi talvolta claustrofobici talaltra accecanti di luce; labirinti di specchi; porte come ponti levatoi…

E poi bagni come cascate d’acqua discendenti lungo lastre di vetro a soffitto o banchi di acqua nebulizzata effetto nebbia…

Personalmente ritengo che l’Atelier sia un luogo poderosamente intenso: conviene non perdere di vista il mare.

Tra smarrimenti, angoscia da spaesamento e desiderio di scoperta, l’esperienza che si vive è un processo emotivo che, se dapprima è incanto per la bellezza di questi interni, presto si tramuta in inquietudine per poi, cambiando suite, diventare calma contemplativa o nervosa ilarità.

In questa girandola di stati d’animo, lo sconfinato blu, affaccio di tutte le stanze, quale denominatore comune, permette di restare agganciati al reale.

Simile ad una provocazione continua, si stenta ad elaborare una univoca volontà: stupirsi? Ridere? Andar via?Fermarsi! Ma la provocazione è arte e l’arte basta frequentarla per amarla!

Giò Interdonato

 

 

 

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Per maggiori informazioni visitare il sito  www.ateliersulmare.com  e la pagina facebook http://www.facebook.com/fondazionefiumaradarte

Liberaci dalle spine

Fìcumori, ficudinni, ficurini, ficaligni… fichi d’India! Nome scientifico: Opuntia ficus-indica; famiglia delle Cactacee; genere: Opuntia; specie: ficus-indica.

Affascinante pianta dal carattere infestante, capace di svilupparsi anche in presenza di poca acqua e di propagarsi facilmente nelle spaccature delle rocce, le cui peculiarità l’hanno resa simbolo dell’identità siciliana, degli assolati paesaggi sul mare di “… questo lembo di terra dove i venti del Mediterraneo portano l’aria salmastra nell’entroterra e il sole riscalda la terra lavica.”

Quando nel 1492 Cristoforo Colombo attraccò sulle spiagge dell’America Centrale credendo di aver gettato le ancore nelle Indie, restò particolarmente affascinato da questa pianta che rivoluzionava tutti i canoni vegetativi conosciuti all’epoca: un tronco che non è tale, foglie che non sono foglie, spine che invece sono foglie…

La coltivazione di questi insoliti frutti, era infatti praticata in Messico già da lungo tempo: gli Aztechi sfruttavano la pianta per la riproduzione della cocciniglia da carminio (insetto da cui si estrae il colorante naturale) e la utilizzavano come fonte di cibo riservata ai guerrieri.

I marinai spagnoli cominciarono a trasportarla sulle navi come efficace rimedio per lo scorbuto.

Gli arabi la usavano per segnare i confini tra i diversi fondi proprio per le sue spine e per quel suo crescere a segmenti imprevedibili, capaci di occludere lo spazio.

Nelle campagne siciliane, i vecchi contadini impiegavano le pale come supporto per la coltivazione e concime per i terreni poveri oltre che materia prima per sedie, tavoli, contenitori per la raccolta della manna dei frassini e piatti per banchetti campestri… La cultura rurale ne sfruttava altresì i fini medici: l’infuso di fiori essiccati con effetto depurativo; le pale infornate per curare tonsilliti.

Nei tempi magri era pane per i poveri: i frutti (piccoli tesori ricchi di vitamine, proteine e zuccheri) come succhi, liquori, gelatine, marmellate e dolcificanti; le pale come ottimi contorni.

Una ricetta facile facile? L’insalata di pale di fico d’India! Puliti dalle spine e dalla buccia, i fusti, tagliati a pezzi e scottati in acqua bollente salata, vanno assaporati con cipolla, pomodori, coriandolo e peperoncini… una vera delizia!

Opuntia plug è la storia di un viaggio attraverso la Sicilia da ovest a est, da nord a sud… un viaggio per scoprire l’unicità dei paesaggi, della cultura, dei siciliani… Due amanti della fotografia che sperano di perdersi, cercando; due siciliani dall’eloquio dolce e il retrogusto acidulo come il fico d’india, pungenti di temperamento, come l’intrico di spine della pianta e la peluria spinosa della buccia, ma con una particolare vocazione alla conquista… insomma, NU ZUCCU DI FICURINIA!!!

Dunque le spine… Un metodo sicuro per sbucciarli non esiste. Le spine volano via come polvere… ma non fatevi scoraggiare! Con le spine dei fichi d’india non è mai morto nessuno, ragion per cui non ne abbiate troppo timore e lasciate perdere i guanti!

Giò Interdonato