TI TROVI A DUE PASSI DAL PARADISO… E NON LO SAI

A volte basta poco…

Cerchi, esplori, viaggi, scappi…

Poi invece, a pochi chilometri da te, scopri il Paradiso.

Il mare, la collina, i frutti, i fiori, i colori…

Il Paradiso appunto, la Sicilia.

Francesco Bonomo

 

Per maggiori informazioni sul parco suburbano di Buticari potete visitare il sito http://roccabuticarievents.it/ e la pagina facebook  https://www.facebook.com/roccabuticari/?fref=ts

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Officina storica siciliana

Ricchezza inestimabile l’identità di un popolo!

Culture, etnie, religioni, lingue differenti… siamo greci, siamo romani, siamo normanni, siamo spagnoli…

Nel comportamento del siciliano c’è tutto un modo d’essere specifico e originale che si giustifica incrociando l’analisi storica e quella geografica.

Crocevia del bacino del Mediterraneo, la Sicilia è stata sempre terra di conquista.

La cronologica sequenza di momenti, poi diventati eventi, vissuti da 14 stirpi di conquistatori i cui suoni, colori, cibi, abitudini… sono stati acquisiti e amalgamati da un popolo che ha forgiato, forse più per stratificazione del tempo che per scelta, un temperamento prismatico e assolutamente contraddittorio.

Le radici dell’autentico animo della gente sicula si trovano in quella specifica cultura tramandata che, nel processo psicologico che porta ogni essere umano a capire chi egli sia, consente l’identificazione.

Il vero problema è la coscienza di tale patrimonio avito!

Riflettere rinvigorisce il pensare; è per questo che abbiamo deciso di portare avanti insieme a Federico Cordua una collaborazione che ha un’importanza capitale: l’identità come eredità.

Federico Cordua è un “archeologo moderno”. “Dispersi dal caos. 30 storie di ordinaria sicilitudine” è il titolo del suo libro, una silloge romanzata di curiosità e aneddoti di siculi eroi talvolta mitizzati, talaltra dimenticati o ghettizzati perché incompresi precursori dei tempi.

Comincia un viaggio (che continuerà di tanto in tanto) su personaggi siciliani cari a chi ne ha minuziosamente approfondito il vissuto ma che sono diventati amabili anche a chi li ha conosciuti leggendo.

Giò Interdonato

 

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L’Art Atelier al numero 4

Se c’è un posto speciale che vale la pena di andare a visitare è proprio questo!

A Castel di Tusa, piccolo borgo marinaro sulla costa tirrenica messinese, sorge l’Art Hotel Atelier sul Mare, unico albergo-museo d’arte contemporanea esistente al mondo, le cui stanze sono aperte al pubblico oltre che per soggiornare anche per essere visitate.

Ideato da Antonio Presti, mecenate “devoto alla bellezza”, la peculiarità del luogo sta nel fatto che alcune delle camere sono state allestite da artisti di fama mondiale, ispirati dall’idea che l’arte vissuta evoca emozioni che danno significato all’opera, facendo del fruitore esso stesso un’opera d’arte.

A partire dalla hall, interamente ricoperta da manifesti autocelebrativi di rassegna stampa nazionale ed internazionale, spostandosi, si passa da una dimensione evocativa all’altra.

Letti che si fanno zattera o ali di uccello, talami che ruotano in torri circolari dal soffitto trasparente; pareti ricoperte di strati di paglia e fango, trafilate di bronzo, scritte come libri o rivestite da frammenti di terracotta sfaccettata ..; corridoi talvolta claustrofobici talaltra accecanti di luce; labirinti di specchi; porte come ponti levatoi…

E poi bagni come cascate d’acqua discendenti lungo lastre di vetro a soffitto o banchi di acqua nebulizzata effetto nebbia…

Personalmente ritengo che l’Atelier sia un luogo poderosamente intenso: conviene non perdere di vista il mare.

Tra smarrimenti, angoscia da spaesamento e desiderio di scoperta, l’esperienza che si vive è un processo emotivo che, se dapprima è incanto per la bellezza di questi interni, presto si tramuta in inquietudine per poi, cambiando suite, diventare calma contemplativa o nervosa ilarità.

In questa girandola di stati d’animo, lo sconfinato blu, affaccio di tutte le stanze, quale denominatore comune, permette di restare agganciati al reale.

Simile ad una provocazione continua, si stenta ad elaborare una univoca volontà: stupirsi? Ridere? Andar via?Fermarsi! Ma la provocazione è arte e l’arte basta frequentarla per amarla!

Giò Interdonato

 

 

 

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Per maggiori informazioni visitare il sito  www.ateliersulmare.com  e la pagina facebook http://www.facebook.com/fondazionefiumaradarte

Liberaci dalle spine

Fìcumori, ficudinni, ficurini, ficaligni… fichi d’India! Nome scientifico: Opuntia ficus-indica; famiglia delle Cactacee; genere: Opuntia; specie: ficus-indica.

Affascinante pianta dal carattere infestante, capace di svilupparsi anche in presenza di poca acqua e di propagarsi facilmente nelle spaccature delle rocce, le cui peculiarità l’hanno resa simbolo dell’identità siciliana, degli assolati paesaggi sul mare di “… questo lembo di terra dove i venti del Mediterraneo portano l’aria salmastra nell’entroterra e il sole riscalda la terra lavica.”

Quando nel 1492 Cristoforo Colombo attraccò sulle spiagge dell’America Centrale credendo di aver gettato le ancore nelle Indie, restò particolarmente affascinato da questa pianta che rivoluzionava tutti i canoni vegetativi conosciuti all’epoca: un tronco che non è tale, foglie che non sono foglie, spine che invece sono foglie…

La coltivazione di questi insoliti frutti, era infatti praticata in Messico già da lungo tempo: gli Aztechi sfruttavano la pianta per la riproduzione della cocciniglia da carminio (insetto da cui si estrae il colorante naturale) e la utilizzavano come fonte di cibo riservata ai guerrieri.

I marinai spagnoli cominciarono a trasportarla sulle navi come efficace rimedio per lo scorbuto.

Gli arabi la usavano per segnare i confini tra i diversi fondi proprio per le sue spine e per quel suo crescere a segmenti imprevedibili, capaci di occludere lo spazio.

Nelle campagne siciliane, i vecchi contadini impiegavano le pale come supporto per la coltivazione e concime per i terreni poveri oltre che materia prima per sedie, tavoli, contenitori per la raccolta della manna dei frassini e piatti per banchetti campestri… La cultura rurale ne sfruttava altresì i fini medici: l’infuso di fiori essiccati con effetto depurativo; le pale infornate per curare tonsilliti.

Nei tempi magri era pane per i poveri: i frutti (piccoli tesori ricchi di vitamine, proteine e zuccheri) come succhi, liquori, gelatine, marmellate e dolcificanti; le pale come ottimi contorni.

Una ricetta facile facile? L’insalata di pale di fico d’India! Puliti dalle spine e dalla buccia, i fusti, tagliati a pezzi e scottati in acqua bollente salata, vanno assaporati con cipolla, pomodori, coriandolo e peperoncini… una vera delizia!

Opuntia plug è la storia di un viaggio attraverso la Sicilia da ovest a est, da nord a sud… un viaggio per scoprire l’unicità dei paesaggi, della cultura, dei siciliani… Due amanti della fotografia che sperano di perdersi, cercando; due siciliani dall’eloquio dolce e il retrogusto acidulo come il fico d’india, pungenti di temperamento, come l’intrico di spine della pianta e la peluria spinosa della buccia, ma con una particolare vocazione alla conquista… insomma, NU ZUCCU DI FICURINIA!!!

Dunque le spine… Un metodo sicuro per sbucciarli non esiste. Le spine volano via come polvere… ma non fatevi scoraggiare! Con le spine dei fichi d’india non è mai morto nessuno, ragion per cui non ne abbiate troppo timore e lasciate perdere i guanti!

Giò Interdonato